Rapporto medico

S05E02

#V1°

Era da tempo che ragionavo sulla possibilità di andare dal medico. Dal medico si va solo quando non ci sono più alternative:

– Si accomodi pure sul lettino. Faremo un checkup veloce per vedere come siamo messi e poi la manderò a casa. Non avrà mica paura degli aghi, no? Bene cominciamo dall’inizio, quando è nato Lei?
– Ehm… Cinque anni fa, più o meno, ma…
– Sì, bene. Parto unico o multiplo?
– In che senso multiplo, scusi?
– Interessante… ora mi porga il braccio che le misuro la pressione.

A quel tempo, come tutti, facevo uso di un Confidente quando mi sentivo poco bene. Figlio unico di una coppia felice, avevo passato un’infanzia meravigliosa. Era stato in quel periodo che avevo provato il primo Confidente, e ammetto di non esserne rimasto molto soddisfatto: la mia impressione, anzi, era che non fosse necessario, a tratti avevo persino il timore che potesse essere nocivo. Più avanti, imparai a utilizzarlo solo nel momento del bisogno, per i piccoli acciacchi – un raffreddore, due linee di febbre.

– Apra la bocca… bene, qua sembra tutto in ordine. Dica: “Ti amo” seguito da un colpo di tosse quando sente lo stetoscopio sulla schiena. Bene, così.
– Scusi, mi può spiegare cosa succede. Non capisco, cosa intendeva prima per multiplo?
– Vede, Signor Rapporto… A volte, più spesso di quanto si pensi, può succedere che l’incontro tra due persone generi più di un Rapporto contemporaneamente. Nel caso in cui i gemelli prodotti da questa unione siano, come si dice in termini medici, omozigoti, ecco, in quel caso il problema non sussiste perché i due sono consapevoli della reciproca esistenza. In altri casi, invece, il parto multiplo avviene in maniera occulta. In questa seconda evenienza i Rapporti generati conducono una vita parallela senza essere a conoscenza dell’esistenza altrui.
– Impossibile!
– Eccome. Pensi che nella letteratura medica relativa al Rapporto esistono testimonianze di parti plurigemellari cresciuti ed invecchiati senza essersi mai accorti dell’altro. A ogni modo, non mi pare questo il caso. Da quello che ho potuto vedere lei è un Rapporto sano tra due adulti consenzienti, può trattarsi di un semplice malanno di stagione. A meno che…
– A meno che?
– Bè, vede, data la sua età e i sintomi che descrive… potrebbe trattarsi di qualcosa di più grave. Sulla cartella clinica leggo che ha frequenti cali di concentrazione, forte sensazione di sonnolenza e sbalzi umorali, giusto?
– Sì, sì… confermo.
– Con questi sintomi, c’è la possibilità di trovarsi di fronte ad una dissezione cardiaca digitale.
– La prego Dottore, così mi spaventa.
– Non sia infantile, è giusto che io la informi di tutti i rischi che potrebbe correre. Potrebbe non essere nulla, come il preludio di una patologia grave. Per di più, come mi pare di capire, lei è tra il 70% della popolazione che non sa se si trova in condizione di molteplicità, una disfunzione molto comune per i Rapporti di media o lunga durata. Ha mai fatto il test per la MLTP?
– No…
– Male, molto male. Soprattutto per i soggetti esposti come lei. Mi dica… Lei è digitalmente attivo?
– Sì beh… sì.
– Non si preoccupi, se presa per tempo la MLTP è curabile. Nonostante questo rimane una patologia da non sottovalutare. Nella sua fase più acuta il Rapporto può sviluppare delle vere e proprie dipendenze da “molteplicità telematica”. In queste circostanze sono comuni forme di “cefalea da commento”, “tag compulsivo” e “irritazione del selfie”. Se completamente trascurata può anche causare un “cambio password” con conseguente grave deficit fiduciario. Se portata fino a questo punto è raro che il paziente riesca a sopravvivere. Ma questa è solo un’ipotesi, non è il caso di agitarsi troppo… Guardi, facciamo così, mando in laboratorio i campioni per il test e intanto le prescrivo questo nuovo Confidente. Lo prenda a stomaco vuoto prima dei pasti tre volte a settimana.

Non sembrava grave. Semplicemente, non mi sentivo troppo in forma. Eppure ero andato dal medico, e dal medico si va quando non ci sono più alternative. Ma non me lo aspettavo, giuro che non me lo aspettavo: morire per un banale “Dobbiamo parlare”.

***
#V2°
Era di Lunedì. Camminavo per il corso. Avevo deciso di andare dal medico. Arrivai in studio. Mi fece accomodare sul lettino. La luce era bianca. Il lenzuolo ruvido. La finestra aperta. Il dottore mi fece segno di tossire. Dissi ti amo. Mi chiese se ero solo. Risposi di non saperlo. Vidi in lontananza un’altra figura. Mi avvicinai. Ero io. Il medico mi disse che era normale. Ne avrei trovati altri. Disse che un rapporto raramente nasce solo. È il prodotto di due. Spesso sono due o più di due. Possono essere molto simili fra loro. Possono anche essere molto diversi. A ogni modo variamente unici. Disse che i Rapporti nascono, crescono, si ammalano e muoiono proprio come gli uomini. Mi disse così il medico. Disse che come gli umani possono non conoscere se stessi. A differenza loro però possono essere uno e trino. Come Dio. A differenza di Dio però possono essere anche più di tre in uno. Se sarò sano lo dirà il medico. Aspetto che abbia finito il controllo. Io intanto controllo le informazioni personali sulla sua bacheca. Se lei ha scritto che sta con me. Se io sono il suo Rapporto.

***
#V3°
C’era un giovane Rapporto
che si preoccupava di non esser morto
Un giorno il medico gli chiese con semplicità
se non soffrisse di molteplicità
quel preoccupato giovane Rapporto.


Scritto da Francesco La Rocca | @Brundtland


L’immagine di copertina è Allegoria delle mostre, un quadro di Peter Brueghel il Giovane, 1592.

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