The Visible Man

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Per un attimo Kemp rimase in silenzio, fissando la schiena di quella figura, affacciata alla finestra. Poi si alzò, colpito da un pensiero, prese il braccio dell’uomo visibile e lo allontanò di lì per togliergli la possibilità di guardare fuori. L’uomo cominciò a parlare1:

«Avevo già lasciato la facoltà di Giurisprudenza – disse, – quando ciò accadde.

Non ero mai stato attratto dalle scienze giuridiche, fu mio padre a convincermi che sarebbe stata la scelta migliore. Nonostante questo riuscii a concludere il mio ciclo di studi in maniera piuttosto discreta. Era verso la fine di luglio e presi un appartamento fuori città con quella che sarebbe diventata mia moglie. La casa era piuttosto piccola ma ricordo di non essermi mai sentito sacrificato. Avevo riempito il laboratorio con gli strumenti che mi servivano, li avevo accumulati nel corso degli anni; alcuni ero riuscito a comprarli con i risparmi, altri invece mi erano stati regalati.

Il lavoro andava avanti bene e con regolarità, avevo già superato la metà del percorso. Di lì a breve mi sarei sposato. Ricordo che la mia mente era completamente assorta dalla ricerca e non provavo alcuna emozione per l’imminente matrimonio. Mi sentivo indosso la perenne sensazione di non essere nel posto giusto e provavo disgusto per il paesaggio provinciale che mi circondava. Quanto alla mia futura moglie, non avevo alcun rimorso, la consideravo parte di un piano più ampio: la parte banale.

Ricordo che quando entrai nel laboratorio dopo le nozze sentii una forte sensazione di sollievo. Gli oggetti a me più famigliari erano tutti sistemati sulle due scrivanie a lato della finestra. Sul bancone, appoggiato al muro destro della stanza, le provette erano già state riempite e gli alambicchi sui fornelli avevano smesso di fischiare. Era tutto pronto, mancavano solo alcuni accorgimenti,  poi finalmente avrei potuto procedere con l’esperimento per cui avevo lavorato gli ultimi vent’anni della mia vita.

Non è questo il momento più adatto per spiegarle tutti i complicati procedimenti e le tecniche di cui mi sono servito per arrivare fino a questo punto, Kemp: se ci sarà il tempo potrò farlo in seguito, e comunque la maggior parte delle mie ricerche non potranno essere divulgate. A parte alcune cose che ho deciso di tenere a mente, tutto il resto è scritto nei miei diari sotto forma di codice numerico.

La parte più delicata del processo consisteva nel corretto utilizzo della strumentazione. No, non il My.Bo 2 inventato da Plouffe3: nessuno ha mai descritto strumenti simili ai miei, sebbene siano abbastanza comuni.

Feci il primo esperimento con un gatto. Era qualche giorno che sentivo miagolare fuori dalla finestra dello studio, così andai in cucina a prendere qualche pezzo di prosciutto per attirarlo in casa; non dovetti attendere molto. Aprii e lo chiamai: entrò facendo le fusa. Ovviamente non aveva nessuna intenzione di rimanere fermo mentre accendevo la macchina a vapore. Fu molto difficile fargli ingoiare i miei preparati, ma l’esperimento ebbe un successo clamoroso! Per due particolari motivi: Il soffice e candido pelo e il pigmento oculare, come si chiama…, quello che c’è dietro gli occhi di un gatto Kemp?

Tapetum

Si, il Tapetum, divenne estremamente visibile, magnetico potrei dire. Ero sconcertato! Subito pensai che l’esperimento fosse fallito: le prime a diventare visibili furono le ossa, poi i muscoli,  quindi i nervi, ma quando l’effetto della mia macchina raggiunse il muso, il risultato fu strabiliante. In pochi secondi il micio divenne irresistibile, chiunque in qualsiasi angolo della terra poteva vederlo. Il suo potere attrattivo quasi mi spaventò, lo ammetto: c’era qualcosa di irrazionale nella potenza della sua immagine.

– Ah, quindi fu lei a creare quel gattino? Riconosco di esserne stato ammaliato a mia volta…Credo anche di averlo condiviso  sul mio profilo.

Ebbene si, Kemp, fui io a creare il fenomeno virale dei gatti sui social.

Il clamore che sollevò e la quantità di condivisioni che ebbe quell’immagine non mi diedero altra scelta che provare su di me gli effetti della macchina. Mi sdraiai sul letto; nella stanza accanto sentivo mia moglie parlare al telefono, non si sarebbe accorta di nulla. Bevvi il tonico e l’accesi. Deve credermi Kemp, non ho mai provato un dolore più acuto, tutto il corpo tremava in preda a spasmi, la testa stava per esplodere. E gli occhi, oh Kemp, i miei occhi.

Quando ripresi coscienza, la prima cosa che vidi fu mia moglie. Camminava evidentemente molto agitata cercando non so cosa tra le carte sulla scrivania del laboratorio, subito provai un profondo fastidio, poi mi tranquillizzai e le chiesi cosa stesse facendo. Lei indicò la finestra. Mi affacciai e… Non potevo credere ai miei occhi, la strada sotto casa brulicava di persone. Ci misi poco a capire cosa fosse successo, il mio esperimento aveva avuto successo, ma non ero stato così avveduto da pensare alle conseguenze.

La geolocalizzazzione, Kemp! Nel giro di pochi secondi tutti sapevano dove mi trovavo. Cercai di alzarmi ma venni trattenuto nel letto; Agnese mi disse di non provare a muovermi. Ogni movimento che facevo veniva condiviso in rete in tempo reale. Mi disse che nel sonno avevo lanciato più di quattrocento hashtag e ognuno di essi era diventato una tendenza su Twitter. Il mio profilo aveva già raggiunto i due miliardi di follower e i numeri crescevano costantemente. Selfie e commenti venivano automaticamente postati sulla bacheca di Facebook. Tutti i ricordi della mia vita erano stati caricati su Instagram così come li aveva filtrati la memoria.

Un esaltante senso di potere mi colse, ma questo non fece che peggiorare la situazione: ogni emozione si trasformava in un blog o un canale tematico su Youtube. In un solo giorno il mio nome divenne il termine di ricerca più usato del globo, tre ore dopo l’esperimento avevo già superato SweetKitties su Google. Dovevo fare qualcosa, Kemp.

Per questo bruciai la casa.»

Kemp impallidì. Ancora oggi non si capacita di come quel giorno abbia potuto resistere, una forza più potente della sua volontà gli imponeva di rimanere in quel salotto. Poi, salutò con garbo il suo interlocutore e uscì dalla stanza.


Scritto da Francesco La Rocca | @Brundtland


[1] Liberamente ispirato a L’uomo invisibile e altri racconti, Herbert George Wells, a cura di Oreste del Buono, CLUB DEGLI EDITORI, MILANO, p.171.

[2] Il My.Bo (MyBarackObama.com) è il Social Network creato espressamente durante la campagna elettorale di Barack Obama per le primarie del Partito Democratico. Il Social mirava a fidelizzare i sostenitori coinvolgendoli attivamente nella campagna elettorale e nelle scelte politiche dell’allora candidato presidente.

[3] David Plouffe è stato il Manager della campagna elettorale che portò Barack Obama a vincere le primarie democratiche e la presidenza degli Stati Uniti.

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