Scusi, quanto è grande Internet esattamente?

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Quanto è grande internet? Non lo sappiamo con esattezza, un po’ come nell’antica Grecia gli studiosi come Eratostene si dileggiavano nel calcolo della circonferenza terrestre e ci andavano sì vicini, ma mica ci prendevano.

A oggi la situazione riguardo al mondo di Internet e del web è più o meno la stessa, non sappiamo quanto è grande, non sappiamo darne un’immagine (se poi parliamo di deep web è pure peggio). Alcune delle immagini che tentano di rappresentare Internet assomigliano, credo non a caso, ai primi esperimenti cartografici dei geografi tolemaici. Kevin Kelly sul tema della rappresentazione di internet ha lanciato una interessantissima iniziativa, The Internet Mapping Project, i cui risultati si possono consultare qui.

La grandezza di Internet e la sua misurabilità sono solo alcuni dei tanti aspetti dai quali si può evincere una (forse la più evidente e sostanziale) contraddizione del web: un fenomeno che si basa su di un sistema digitale, binario, attraverso il quale è possibile misurare qualunque cosa con esattezza (non con precisione, con esattezza!) non è in grado di misurare se stesso.

E tale contraddizione è la linfa stessa del web, l’incontro tra due mondi diametralmente opposti: il mondo delle macchine, dell’informazione ridotta a zero e uno e della logica che si scontra e permea la società umana. Questa unione produce tutto l’opposto di ciò che ci si attende parlando di computer: indeterminatezza, inesattezza, zone grigie e più in generale, una sovrapposizione di sfocature e trasparenze in continua evoluzione che nascondono agli occhi e alla mente l’immagine reale della società dell’informazione.

Basta pensare a come il semplice (in origine) meccanismo di Facebook (me piace/nun me frega, binario per eccellenza) abbia lasciato spazio a un proliferare di commenti (dai più beceri a quelli memorabili) che aumentano la confusione e ricamano su qualunque tipo di informazione una serie di metainformazioni per le quali la notizia di partenza perde di valore e di importanza: diviene assolutamente secondario sapere se e come questa informazione sia corretta, esatta e verificata.

Dall’altra parte assistiamo invece a un sistema di controllo e verifica costante che, in assenza di previsioni certe circa il futuro del mondo, si crea la propria immagine esatta. Il concetto risulta essere un po’ macchinoso, ma leggendo l’articolo di Luca Mainoldi su Limes di maggio 2015  “Silenzio, l’America ti ascolta”, magari appare più chiaro: “quello che però sfugge a molti è la portata strategica delle raccolta di dati effettuata dall’Nsa. A interessare l’agenzia non è tanto quello che pensa il singolo cittadino, ma la direzione che sta prendendo la società di un determinato paese o area del mondo; non già i pensieri di ogni singola persona, ma l’interazione tra esse”. In pratica dove esattezza non c’è (nel futuro ovvero nel presente cioè in ciò che sta accadendo ma di cui non conosciamo gli esiti) la si crea, attraverso lo screening di una mole enorme di dati. L’immagine proposta è efficace: “La gigantesca macchina spionistica nata all’indomani dell’11 settembre è stata descritta come volta ‘a creare un pagliaio (la massa enorme di dati intercettati) nel quale trovare l’ago’…”.

Contraddizioni che si sommano tra loro: dove vi è una affermazione, molto facilmente non vi sarà né la sua verifica né tantomeno la sua negazione, ma una serie di metainformazioni ridondanti che sviliranno automaticamente l’informazione di base. Dove informazione non c’è, poiché affermazioni sul futuro non esistono, si mette in atto un processo enorme di produzione di dati al fine di conoscere esattamente il destino altrui (comunque meglio del proprio).

L’esattezza è quindi un fine perseguibile da uno strumento come Internet? Probabilmente sì, ma vi è una noiosa realtà da affrontare: abbiamo Internet e il web, strumenti formidabili tra le mani, ma ci manca sapere come funzionano e a cosa servono, ovvero ci mancano le basi. È un po’ come avere un martello e non sapere che esistono i chiodi e il ciapamosche e dunque propendere per uccidere le zanzare a martellate: la possibilità di effetti collaterali indesiderati è piuttosto alta. Usiamo categorie vecchie o vecchissime per generare contenuti, applicando qualche innovazione, talvolta fortunata (l’enciclopedia ha 250 anni circa, unita al wiki che è più giovane ci sforna Wikipedia. Figata. Ma l’idea dell’enciclopedia è sempre quella, non esiste una nuova organizzazione del sapere, semmai esiste un nuovo modo di cercare redattori e aumentare le voci della stessa a costi irrisori), ma generalmente entriamo in loop comunicativi poco utili se non addirittura dannosi. Un esempio formidabile sono da questo punto di vista i Google Glass: Google inventa i Glass e dice: diamo dei prototipi alle migliori menti per capire come si possono utilizzare in maniera innovativa i Google Glass. Figata! Il risultato è che ci si fa un bel film porno. Figata, però qualcosina in più sarebbe pure stato lecito aspettarselo; per fortuna le applicazioni in ambito sanitario sembrano essere state più promettenti del porno. Comunque al momento il progetto è fermo…

L’esattezza purtroppo prevede la padronanza dello strumento, sia esso un linguaggio o un software.

La parte divertente però è che Internet è ancora tutto da inventare.


Scritto da Andrea Rosada | @_caporosso

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