Drogati di immediatezza (+ veloci della rapidità)

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Da A a B nel minor tempo possibile. La velocità ha sempre affascinato l’uomo, rendendo possibili azioni prima impensabili. Quando salgo su un treno ad Alta Velocità, ad esempio, non riesco a trattenere lo stupore per il poco tempo impiegato a raggiungere la mia destinazione (“solo 2 ore da Torino a Bologna… incredibile!”).

Oppure, quando il mio smartphone mi segnala l’arrivo di una mail, ripenso al tempo che impiegavo fino a qualche anno fa per “scaricare” la posta mentre con il pollice abbasso la tendina delle notifiche. Lo stesso pensiero lo devono avere avuto quelle persone che negli anni 50/60 hanno cominciato ad andare in ferie lontano da casa grazie al boom delle autovetture, che permettevano di ridurre il tempo necessario per raggiungere posti prima troppo lontani. La velocità, infatti, non solo permette di ridurre, arrivando quasi ad eliminarlo, lo spazio tra A e B, ma consente l’incontro tra punti che prima non esistevano.

Ferie

La rapidità non si discosta più di tanto della velocità, anche se la si misura in un lasso di tempo ancora minore. Essere rapidi significa infatti reagire con velocità ad uno stimolo, ovvero ridurre lo spazio di tempo tra il momento in cui si viene stimolati e quello in cui si risponde.

Ci si abitua abbastanza in fretta alla velocità e alla rapidità. Se chiedete ad un ragazzo di 15 anni che cosa pensa quando sale su un treno ad Alta Velocità vi dirà che 50 minuti per arrivare a Milano partendo da Torino sono assolutamente troppi. Oppure se gli parlate della mail vi dirà che l’ha dovuta creare per potersi iscrivere a Facebook, ma che WhatsApp è molto più rapido e diretto.

A dire il vero, nella nostra società, la velocità sembra essere diventata un bisogno dell’essere umano, qualcosa a cui non si può più pensare di rinunciare. Tutto deve essere veloce, rapido e non comportare perdite inutili di tempo. L’ossessione di arrivare all’obiettivo in fretta ha portato sempre di più a tentare di ridurre al minimo tutti quegli ostacoli che rallentano l’intero processo. L’importante è arrivare a B e se per fare questo si deve passare sopra a secoli di civilizzazione non importa. Negli ultimi anni, infatti, la velocità è entrata a far parte anche delle relazioni complicando non poco il quadro. Cosa significa essere rapidi in una relazione e soprattutto perché doverlo essere?Tinder

Prendiamo, a titolo esemplificativo, l’utilizzo sempre più massiccio di applicazioni che permettono alle persone di incontrarsi, come Tinder. L’applicazione ha come obiettivo quello di permettere un incontro “giusto”, in quanto basato sulle preferenze espresse dalle persone. Nella nostra società iperconnessa l’uomo ha sempre meno tempo da impiegare per incontrarsi e, soprattutto, non ne ha più per sbagliare a scegliersi. La velocità, in questo caso, fa in modo che le persone possano arrivare a conoscersi passando sopra a tutte quelle noiosissime situazioni a cui tutti dovevano sottostare prima dell’arrivo degli smartphone. L’imbarazzo, il dubbio, il tentativo, il primo incontro, il rifiuto… Tutto questo viene cancellato dalla velocità con cui ci si trova a messaggiare con una persona scelta per via del proprio istinto. Tra chi utilizza Tinder si scopre poi che spesso l’obiettivo di tutta questa velocità è arrivare rapidamente ad avere rapporti sessuali, senza troppe implicazioni. L’istinto sembra vincere sulla parola, avvicinando in maniera preoccupante l’essere umano ad un animale. Grazie alla velocità si arriva subito al dunque, al sodo, e ci si evitano parecchi fastidi. Di social, queste app, sembrano avere ben poco. Poi certo mi si potrà obiettare che dipende da come certe app vengono usate, che in alcuni casi sono sbocciati degli amori e che non tutti la usano per avere rapporti sessuali. Avete ragione, indubbiamente in alcuni casi è andata in questo modo. Quando però l’obiettivo diventa più importante del percorso da compiere per arrivarci oppure quando, ancora peggio, il percorso scompare per lasciare spazio solo all’obiettivo, il comportamento dell’umano si avvicina in maniera pericolosa a quello di un animale.

La psicoanalisi ci insegna che la relazione, se vogliamo che funzioni, che dia i suoi frutti e che ci faccia stare bene, ha bisogno del suo tempo. Un tempo che non può essere misurato, figuriamoci allora se lo si può velocizzare.

L’essere umano sembra oggi vivere sempre più di immediatezza, sospeso in un tempo che fatica ad accettare il passato e a riconoscere il futuro. Un mondo di scatti istantanei, di polaroid che immortalano un momento (immortalare, in fondo, non significa rendere morto?) ma che proprio per questo non riescono a dare spessore al racconto. Lo storytelling, di cui si sente oggi tanto parlare, non può funzionare se si limita alla cattura rapida dell’immediatezza e non lascia spazio al tempo del racconto. Ogni istante sembra staccarsi da quello precedente e si fa fatica a mettere ordine tra tutti gli scatti. Forse è per questo che, nell’ascoltare alcuni ragazzi, si ha la sensazione che fatichino a comprendere il senso di alcune loro azioni.

ShareSmartphone e Social Media ci stanno rendendo sempre più drogati di istantaneità. Ciò che conta è arrivare subito al punto, non perdere tempo in altro. L’illusione più grande è quella di avere cancellato lo spazio tra A e B, ma non ci si accorge che quello spazio c’è ancora, solamente che non riusciamo più a vederlo. Un po’ come tutte quelle campagne che si vedono dai finestrini del treno mentre corre ad alta velocità per rispettare l’impegno preso con i suoi passeggeri. Se la rapidità elimina fino a cancellarlo quello spazio è un guaio. Se invece, come ci ricorda Calvino, rappresenta un altro modo per esprimerci siamo sulla strada giusta.

Condividete dunque, ma solo dopo aver letto fino all’ultima parola di questo post e non prima di esservi chiesti se quello che ho scritto vi trova d’accordo oppure no. Se riuscite, fatelo rapidamente e vedete cosa ne viene fuori. Altrimenti prendetevi il vostro tempo.


Scritto da Alberto Rossetti | @alberossetti

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