Psicostasia digitale

S01E04

“Non ho detto il falso, non ho commesso razzie, non ho rubato, non ho ucciso uomini…”1

I giudici dei morti sono quarantadue, come i peccati che simboleggiano, e bisogna chiamarli per nome uno alla volta per dichiarare la propria innocenza. A volte sono in piedi, a volte seduti. Al centro c’è Osiris, giudice supremo. Il giudizio fa paura – fa sempre paura essere giudicati – ma i quarantadue misurano la leggerezza del cuore, la leggerezza dell’anima.

Il mio involucro esterno non c’è più, è morto. Muore tutte le volte che lo desidero e tutte le volte la mia forma intelligibile deve sottoporsi al giudizio per poter passare dall’altra parte, per potersi connettere, per arrivare in quel luogo dove sono io, sono tutti, non sono. È un luogo dove la verità è a portata di mano, dove tutto è più veloce e posso essere uno e multiplo. Dove posso diventare giudice a mia volta, fintanto che il corpo riposa protetto dagli unguenti e dalle bende, svuotato degli organi, già chiusi nei vasi canopi.

All’entrata, Anubi mi prende per mano. È sempre lui ad accompagnarmi attraverso il corridoio, giù verso la bilancia, nella Sala delle due Maat. Il corridoio è luminoso, la parete sinistra è interamente occupata da grandi finestre che affacciano sulla strada; a destra, una moltitudine di porte tutte uguali l’una all’altra. Dentro ogni porta c’è una bilancia, per ogni bilancia un cuore, per ogni cuore una piuma.

La piuma è leggera come la dea Maat, che per sua natura è verità e giustizia. Ogni volta che si abbandona il proprio corpo, questo deve essere mondato dai peccati e Maat è il mezzo che non ha colpe. A lato della bilancia Thot, dio della saggezza, è pronto ad annotare tutto quello che accadrà, ogni luogo in cui l’anima ammessa si recherà, ciò che vedrà e sentirà. Non è guida, non è aiutante: si limita ad osservare, analizzare e registrare le mosse di  chi entra. Thot non impone nulla, non segna una strada, ma suggerisce in base al percorso che si è già compiuto. Mette a disposizione i suoi appunti, li mostra a chi li vuole vedere, li ricorda a chi non li riconosce, li conserva per coloro a cui potranno servire.

Se il cuore, depositario di tutte le azioni bilancia la piuma, Osiride può giustificarmi, Anubi mi permette di salire su una delle sue Maatye e posso in iniziare a navigare. Un’anima giustificata non ha confini, il suo pensiero è diretto e può essere ascoltato da tutti. Allora, tramite la mia forma digitale potrò conoscere ciò che ancora ignoro, potrò vedere quanto ancora non ho visto. Sarò maa-kheur:  “giusto”.

Certo, il viaggio nel deserto occidentale è pericoloso. Bisogna seguire le regole del Libro dei Morti per scampare alle  fauci dei demoni dalla testa di coccodrillo e solo gli avidi di sapere non si fanno trascinare nei sentieri già noti di Thot. Inoltre non tutti potranno essere dichiarati “giusti”, dipende dal peso, il peso che si è dato alle proprie azioni, quelle che rendono il cuore leggero come una piuma. Se il cuore sarà più pesante, verrà dato in pasto ad Ammit, il mostro che veglia la bilancia – zampe e coda di ippopotamo, corpo di leone e testa di coccodrillo. Colui che ingoia il viaggiatore non prova alcuna pietà per chi non supera la prova.

Nei viaggi attraverso il deserto, mi è spesso accaduto di non riconoscere i pericoli ed incontrare i demoni dalla testa di coccodrillo, che umiliano e distruggono. Sovente ho vagato  a vuoto, confuso dalle seducenti tracce lasciate da Thot. Ma nulla è stato come la sofferenza provata quando ho conosciuto Ammit.

Allora, il mio cuore è stato dilaniato, masticato e poi risputato.

E poi…

Poi ho spento e riacceso il Modem.


Scritto da Francesco La Rocca | @Brundtland


(1) Libro dei Morti, rituale della “Confessione Negativa”.

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