Leggerezza

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“Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi del nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d’automobili arrugginite” – Italo Calvino, Lezioni Americane.

La retorica attuale attorno all’informazione e alle modalità di accesso alla stessa fa continuamente leva sul concetto di leggerezza. Il libro perde la sua dimensione fisica per trasformarsi in un’icona sul tablet, la musica smette di essere cd o vinile per trasformarsi in una playlist sull’iPod (o Spotify), niente più videocassette o dvd, i film direttamente in streaming su Netflix.

Ma la leggerezza, l’apparente scomparsa del supporto fisico, corrisponde poi ad un’effettiva leggerezza mentale? La quantità di informazioni cui crediamo di poter accedere in luogo della loro leggerezza ci facilitano la vita e arricchiscono la nostra esperienza umana e sociale o aumentano la confusione e il senso di pesantezza tipo post-prandiale?

L’infinitezza che sembra caratterizzare l’informazione nell’era del digitale in realtà non favorisce il senso di leggerezza, ma assomiglia piuttosto ad una zuppa indigesta che sembra non finire mai. Proprio per questo abbiamo bisogno di strumenti che rendano l’informazione leggera, e questi strumenti funzionano come dei filtri. Google cerca per noi all’interno di tutto il web ciò che desideriamo, iTunes cerca le canzoni che abbiamo nel pc, Gmail ci aiuta ad organizzare le mail… Il successo del sistema operativo di Apple, oltre all’affidabilità, è anche dovuto al fatto che il suo strumento principale si chiama Finder, colui che trova, invece che Explorer, come in Windows, colui che esplora.

Ma a cosa ci si riferisce quindi quando parliamo di leggerezza riferendoci a Internet? Alla sensazione di poter fare più cose, alla velocità con cui rispondiamo agli stimoli, alla possibilità di accedere a un numero infinito di informazioni? Alla frivolezza con cui ci permettiamo commentare un articolo sul sito del Fatto Quotidiano?

Probabilmente a niente di tutto ciò. La leggerezza sembra risiedere da un lato nell’essenzialità (always remember, l’essenziale è invisibile agli occhi), dall’altro nella capacità effettiva (e non soltanto percepita) di gestire un enorme quantità di dati con facilità.

Fino a qualche anno fa potevamo permetterci il lusso di confondere l’essenzialità con la leggerezza. Essere essenziali significava muoversi leggeri, non avere troppo peso addosso. Se tenessimo per buona questa definizione oggi dovremmo dire che siamo diventati tutti molto più essenziali. In uno smartphone abbiamo tutto quello che ci può servire: blocknotes, registratore, macchina foto, telecamera, cartine stradali, libri, documenti, radio, giochi, televisione, agenda, portafogli, giornali..e anche il telefono, la mail e Internet. Possiamo così uscire di casa leggeri con un paio di jeans, una maglietta e lo smartphone in tasca. Ma siamo davvero leggeri? Il digitale ci obbliga ad allargare il concetto di leggerezza, a non confonderlo più con l’essenzialità. L’essenzialità ha a che fare con la ricerca dell’essenza, di ciò che rende un oggetto unico dopo che è stato privato di tutto ciò che lo circonda. Significa cercare di andare a fondo nelle questioni, utilizzando buoni filtri e non accontentandosi della superficialità. Dunque si può essere essenziali anche con uno smartphone se si accetta di muoversi in questa direzione.

Un buon filtro è forse la chiave della leggerezza.

Se è vero che con Internet le parole assumono un peso diverso (ovviamente non è un caso che si parli di peso), è altrettanto vero che questa differenza di peso non può essere unidirezionale. La leggerezza, come abbiamo visto, non è più sinonimo di assenza di peso perchè oggi si può essere pesantissimi pur essendo leggeri: Internet elimina l’impiccio del corpo ed eleva la nostra mente in uno spazio che trascende il concetto di spazio e di tempo. Mai prima d’ora l’essere umano era riuscito a dividere  il corpo e la mente con così tanta maestria: abbiamo la sensazione di lasciare a casa il corpo, seduto davanti al pc o sul divano con tablet in mano e di espandere la parte di noi legata all’intelletto. La forza e il fascino di Internet stanno attualmente  nella possibilità che ci viene data di ampliare le nostre prospettive.

Ma per fruire di questo nuovo orizzonte senza limiti abbiamo comunque bisogno di limitare, ridurre, filtrare. E quindi? Il web può favorire la leggerezza ma non ne è il custode nè tantomeno il fautore. É uno strumento nelle nostre mani, sta a noi utilizzarlo nel modo giusto, se vogliamo “être léger comme l’oiseau, et non comme la plume”.

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